venerdì, 05 dicembre 2008
14:12

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supermarket

Archiviato da MaDLoST in: racconti, elogio della follia

Oggi mi sono svegliato con calma, sono andato in bagno e mi sono guardato allo specchio.

E mi sono trovato particolarmente bello.

Eh sì.

Con solo i pantaloni di una tuta addosso mi sono visto bello. Quasi figo.

Doccia, caffè, sigaretta. Fuori a fare la spesa.

Tra i corridoi del supermercato, mi ferma una ragazza. Alta, snella, occhi chiari, capelli rossi e viso dolce, sui venticinque.

“Spesa da single?”

Buongustaia. Sorrido.

“Eh sì. Infatti devo decidere se prendermi un po’ di affettato o dirigermi direttamente sul Montenegro”.

Si mette a ridere. Era veramente una battuta pessima, ma ha riso come me quando ho visto una donna cicciona e antipatica scivolare su una cacca e cadere di schiena. Bei ricordi, eh.

“Quello però si beve in compagnia”.

Oddio, stiamo entrando nell’universo dei cliché ed io non me ne sono accorto?

“Spesso e volentieri, ma capita anche di berlo da solo”.

Buongiorno a tutti, mi chiamo Matteo e ho un problema. Buongiorno Matteo, ti ascoltiamo.

Lei però ride. Ancora. Cazzo c’è di divertente? Una signora cicciona è scivolata su una cacca alle mie spalle?

“Allora ti lascio il mio biglietto da visita che se ti viene voglia, mi chiami”.

Do una rapida occhiata. Di nome fa F., di cognome S. – fa tanto ferrovie dello stato, nevvero? –, art designer, società X, numero di telefono, e-mail, fax, carta spessa, ma leggera. Le darei anch’io il mio biglietto da visita, ma al momento non ce l’ho. Nel senso che dovrei scriverli a mano uno ad uno e non avrebbe lo stesso impatto. Magari ci farei uno smile per renderlo più à la page.

“Ok...”

“Ora vado che c’è il mio ragazzo che mi aspetta fuori in macchina”.

Lascio allora che la mia espressione dica tutto quello che c’è da dire.

E ride. Swiss. Splat.

No, non era un “ti chiamo presto e ti prendo e ti porto via”.

Era più un “mi sa che dentro sei un poco zoccola”.

“Va bene, salutamelo”, aggiungo poco dopo, “e buona giornata!”, concludo.

Lei mi guarda e interpreto un “ma sei pazzo?”. Poi schiocca un bacio nell’aria.

Arrivo alla cassa e scopro che per pagare tre stupidate devo fare il bancomat. E poi voglio anche i biglietti da visita. Certo, come no.

La cassiera mi sorride.

“Spesa da single?”.

Ed è allora che decido di elevarmi dal bello al veramente figo.

“Sìssignora. Ma non lo dica a suo marito”.